Ci sono tante cose di cui vorrei parlare, e il problema non è solo che sto esaurendo il tempo, ma che sto anche esaurendo lo spazio, pure questo foglio fatto di pixel si sta riempiendo, potrebbero non esserci abbastanza pagine. Stasera ho dato un ultimo sguardo dentro la mia camera e c’erano parole scritte ovunque, riempivano fogli e quaderni, avevo conservato le ricevute per scriverne il retro.
Ma ci sono troppe cose da esprimere. Mi dispiace. Forse è questo che ho cercato di dire. Mi dispiace di tutto. Di aver rinunciato quando forse avrei potuto salvare le mie idee prima. Mi dispiace di avere scordato alcune cose che ho scritto.
Forse questo è l’inizio di un’altra storia, forse no. Dipende da quanto posso considerarmi attendibile.
Perché il problema delle storie è che tu le racconti a giochi fatti. Persino il suono e la luce non superano una certa velocità. Un altro problema è chi la storia la racconta e che forma dà ai fatti. Il fatto che il modo in cui si presenta la storia è tutto. La storia dietro la storia.
Sono dipendente. Emotiva dipendente, scrittura dipendente. Siamo tutti dipendenti da qualcosa.
Questi musicodipendenti. Questi quietofobi. Nessuno è disposto ad ammettere che abbiamo sviluppato una dipendenza dalla musica e dalla tv e dalla radio. E’ solo che ne vogliamo sapere un po’ di più. Più canali, uno schermo più grande, il volume più alto. Non possiamo farne a meno, ma per carità: dipendente io?
Potremmo smettere in qualunque momento.
La mia dipendenza è diversa. Voglio sempre un po’ di più da me stessa, dalle pagine che scrivo, dai risultati che ottengo. Voglio di più dai rapporti umani.
Sono ancora convinta che sapere equivalga a potere. Ma non mi basta.
“il problema delle storie è che tu le racconti a giochi fatti”
già ma come ho fatto a non pensarci prima!
“Sono ancora convinta che sapere equivalga a potere”
se un giorno capisci come me lo dici, io ci sto studiando su per capirla sta cosa :p forse è la vita che si vede che non mi permette di capirlo…