“Tesoro, lo so, non è semplice andare lì.”Ti sbagli. E’ molto semplice sedere su un sedile e godersi il paesaggio dei campi lungo la strada. E’ semplice attraversare il parcheggio e suonare al campanello. E’ semplice aspettare pazientemente il proprio turno e poi entrare e sedersi comodamente a parlare di te. Tutto questo è di una semplicità estrema.
La cosa difficile è rendersi conto che stai urlando mentre parli. La cosa peggiore è quando ti accorgi che il problema era qualcosa che avevi sepolto, ma che hai lasciato irrisolto. La cosa peggiore è quando ti accorgi che lì, non puoi fare a meno di ritornarci.
La cosa difficile è rivivere dolori di tre anni in decine di minuti.
C’è una sensazione di perdono nei tuoi confronti quando la persona seduta di fronte a te si mostra sorpresa del bene che hai voluto e del bene che ancora provi dietro tutta la frustrazione, la rabbia e l’amarezza, verso le persone che ti hanno quasi rovinato la vita. C’è una sensazione di comprensione. Un sentirsi per la prima volta del tutto capiti davvero. Nel mondo di fuori non c’è quasi mai vera comprensione.
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Quella che avete trovato è la storia di ciò che è successo. E proseguiamo.
Anche se continuassi a rileggere, questo pezzo continuerebbe a raccontare esattamente la stessa identica storia.
Sì, nel mondo di fuori non c’è vero silenzio. Ma io non appartengo al mondo di fuori. Sono ad un’altra altezza.
E a questa altitudine fate attenzione. Io ho il diritto di cedere all’istinto. Ho il diritto di piangere e di ridere per qualcosa che potete anche giudicare senza importanza, e di stare bene mentre lo faccio. Non sono più un onda delicata e fluttuante che timidamente si ritira. Sono stata bufera e voi siete stati soli. Da qualche parte. In uno specchio d’acqua. In un cosiddetto oceano.
Adesso sono vento.
Cento volte buonanotte.