Per tutto quel periodo ho vissuto con la sensazione di aver inciampato in qualcosa, come sospesa nel tempo in cui non senti nulla prima di renderti conto di esserti fatto male e allora insorge un dolore insopportabile. Quando smise di importarmi anche il fatto di prendere 2 o 10 nei compiti in classe e avevo perso qualunque tipo di amor proprio, capii di essere arrivata al limite. Per cosa avevo lavorato fino a quel momento? Sotto quanto dolore erano sepolte tutte le certezze e le convinzioni che avevo prima? Qualsiasi cosa riguardasse la mia persona mi era assolutamente indifferente. E’ orribile la sensazione di non avere alcuna via d’uscita. Ho provato a superare la devastazione, a sottrarmi all’inevitabile. Mettere sotto chiave la tua vita e rifiutarti di vivere è una pessima medicina. E’ tentare l’impossibile e di solito non si raggiunge lo scopo dopo gli infiniti tentativi. E’ un po’ come scopare per riavere indietro la verginità.
Tu sei stato la mia via d’uscita. Dopo che ti ho conosciuto tutto è diventato più bello e all’improvviso i colori erano di nuovo brillanti. Mi hai fatto respirare aria pulita, mi hai fatto venire voglia di mettere fiori nei cannoni e urlare al mondo che una via d’uscita ci può essere sempre finchè trovi un amico. E’ il concetto di humanitas, della solidarietà, che a volte mancava. Imparare ad amare. Essere amati. Amati. Ricevere un abbraccio, un saluto, una chiamata sul cellulare mentre non sai tradurre la versione per domani, un sorriso. Ci si può aprire le braccia a 16 anni? Sì può finire depressi a 16 anni? Si può dire a 16 anni “grazie per avermi fatto tornare giovane”? Io te lo dico.
